Provincia di Pavia

Sindaco: Lorena Basora

Piazza Pietro Corti, 12

27020 San Giorgio di Lomellina (PV)

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San Giorgio di Lomellina

Informazioni su San Giorgio di Lomellina (PV)

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(Superficie Kmq 25.89, altitudine 99 metri, abitanti 1250)

Sorge sulla Statale n. 211, tra Mortara e Lomello. L'abitato ha origini antiche: esisteva infatti già in epoca romana, come provano tre tombe rinvenute nel centro del paese, che lo storico Francesco Pezza ritenne d'età tarda, comunque non posteriori al IV secolo.

Per quanto riguarda il toponimo, c'è chi pensa che il nome San Giorgio sia dovuto ai longobardi, che avevano un nucleo fiorentissimo nel vicino Lomello e veneravano il Santo con particolare devozione, tanto da proclamarlo loro Patrono unitamente a S. Giovanni Battista e all'Arcangelo S. Michele.

Padre Francesco Pianzola, altro insigne storico lomellino, ipotizzò invece che, agli inizi, San Giorgio fosse una dipendenza del convento benedettino di San Maurizio, facente parte di un piccolo borgo limitrofo chiamato Monticello, la cui importanza andò diminuendo nel tempo a favore di San Giorgio. A questo proposito, egli ricorda una carta del 988, nella quale si parla di terre che erano "in Monticello, in finibus Sancti Georgii... in comitatu Laumellense".

In un altro documento del 1129 si dice che il monastero di Monticello era "non longe a loco qui nominetur Sanctus Georgius". Una bolla di papa Innocenzo IV del 1246 cita la chiesa di S. Maurizio: "in dioecesi Papiensi ecclesiam Sancti Mauricij sitam in territorio villae Sancti Georgii". Sempre secondo padre Pianzola, Monticello fu abbandonato dai monaci e, sul finire del secolo XV, assorbito dall'espansione di San Giorgio, il cui castello garantiva maggior protezione agli abitanti.

Di Monticello non rimase che la chiesa di S. Maurizio, divenuta cadente a tal punto che nel 1583 dovette essere abbattuta per ordine del vescovo di Pavia. Ancora oggi la campagna ove essa sorgeva è chiamata "San Maurizio". San Giorgio venne saccheggiato dai francesi nel 1647 e nel 1658.

Fu infeudato ai Birago, ai Simonetta, ai Pusterla, ai Guasco, ai Visconti e, infine, con un atto datato 11 settembre 1742, ai marchesi Grattarola di Alessandria, i quali lo tennero fino ai rivolgimenti di fine '700 operati dai francesi.

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